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PAOLO RUMIZ INCONTRA GLI STUDENTI DEL LICEO MARINELLI

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Il Progetto “Leggere la Grande Guerra” continua 

 

Un incontro intenso, da grande narratore, quello di Paolo Rumiz con gli studenti del liceo “Giovanni Marinelli”, che si è tenuto lunedì 23 marzo, dalle 11.00 alle 13.00, nell’Aula Magna gentilmente messa a disposizione dall’Istituto “C. Percoto, alla presenza di quasi 300 studenti, con i loro insegnanti accompagnatori. Božidar Stanišić, che ha finora incontrato 22 classi del liceo “G. Marinelli” per proporre una riflessione sulla Prima Guerra Mondiale e sulla letteratura che la riguarda, ha condotto a Udine il suo amico Paolo Rumiz, dopo le giornate della “Repubblica delle idee”, a concludere il percorso “Leggere la Grande Guerra”, almeno per alcune delle classi aderenti al progetto1.

Da Annibale al faro di un’isola deserta, da Polibio, letto ad alta voce su un qualsiasi passo delle Alpi, ad evocare la grandezza di un’impresa leggendaria, allo striscione del presidio No Tav che recita “Annibale è passato, la TAV non passerà”, e in mezzo, con ritmo dinamico, una appassionata narrazione del suo viaggio sui diversi fronti della Prima Guerra Mondiale (“non «grande» – afferma – perché non è da celebrare”): in Belgio, a Ypres, dove “in uno spazio grande come Trieste” giace un milione di morti, al rifugio Papa sul monte Pasubio, con la sua misteriosa e disturbante visita notturna di giovani uomini vocianti, al fronte orientale, in Galizia, dove tra l’agosto e il dicembre del 1914 sono morti due milioni di uomini. Qui Rumiz si pose alla ricerca dei caduti che la storia ha ignorato: i soldati italiani che nel 1914 sono andati a combattere per l’Austria (triestini, goriziani, trentini, alto-atesini) di cui si era persa non solo la traccia del luogo di sepoltura, ma anche il nome. A Trieste, dove Paolo Rumiz è nato, molti, nella loro storia familiare, possono ricordare un nonno o i più giovani un bisnonno morto su un fronte terribile, lungo cinque volte quello occidentale. La retorica della vittoria ha posto in azione le “ruspe della memoria”: questi italiani che hanno combattuto per il nemico non potevano essere integrati nella vittoria del 1918.

Ecco dove si colloca uno dei messaggi lasciati da Paolo Rumiz agli studenti: ogni celebrazione, retorica o meno, tende a semplificare la “verità”, a nascondere la possibilità della presenza di verità molteplici e diverse, a volte anche connotate dal paradosso: la complessità del reale non è celebrabile ed è speso difficile essere davvero onestamente storici e non ridurre a sfondo quasi impercettibile quello che contrasta con ciò che si vuole affermare. Tanto più quanto maggiore è la forza che si vuole mettere nell’affermazione.

Ha ricordato, Rumiz, quanta memoria caratterizzi il fronte occidentale, con i suoi musei, al chiuso e all’aperto, le narrazioni, i cimiteri di guerra, la segnaletica, la letteratura che lo ricorda, e, insieme, quanto tutto questo venga percepito come distante, collocato in un tempo lontanissimo, che non si presenterà mai più. Sul fronte orientale invece la memoria è poca, ma la percezione della guerra è più viva che mai:

 “una ferita lasciata aperta dai due conflitti mondiali, dalla guerra fredda, dal secolo scorso, in poche parole.

Paolo Rumiz ha raccontato ai giovani marinelliani di avere dormito in un cimitero del fronte orientale, insieme ai “suoi veci”, in una delle tante notti stellatissime di quell’autunno dorato: quello del suo viaggio in Galizia alla ricerca di quei caduti senza nome. Un segno, o una volontà, di continuità tra la vita e la morte, tra il passato e il presente, tra la guerra, la fame e il coraggio di allora e l’indifferente opulenza del mondo di oggi. Uno dei tanti “corto circuiti”, come li chiama Rumiz, tra cose, fatti, esseri umani, lontani nella percezione comune, vicini, se ad avvicinarli è una mente flessibile, che inverte, ribalta, distorce, il rapporto tra ciò che è in primo piano e ciò che spesso conviene porre sullo sfondo. Alla ricerca di una o più verità possibili, dove gli affetti, le emozioni, l’intuito, si affiancano senza paura ad una mente razionale e curiosa della vita.

Costanza Travaglini

29 marzo 2015

1 Nell’ambito delle attività formative connesse con la promozione della lettura, l’educazione al valore del libro e delle sue multiformi potenzialità, la “Biblioteca di Istituto” del Liceo Scientifico “Giovanni Marinelli” ha organizzato quest’anno una serie di incontri con le classi, articolate nel Progetto “Leggere la Grande Guerra”. La Biblioteca del Marinelli, la Biblioteca Civica di Udine e lo stesso Božidar Stanišić hanno elaborato diverse bibliografie e una filmografia, che sono state o verranno messe a disposizione dei docenti e degli studenti. Molti studenti hanno letto almeno un libro tra quelli segnalati. Molti hanno visto uno o più film. Molto se ne è parlato e se ne parla.Il progetto, che ha ricevuto il patrocinio del Comune di Udine, è stato pensato e realizzato dalla prof. Costanza Travaglini, con l’aiuto della prof.ssa Anna Tomasella, insieme e soprattutto grazie a Božidar Stanišić

 

Destinatari: 
Docenti
Famiglie
Personale ATA
Studenti