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L'esercito bianco

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farmacia interno

Piove. Oggi sembra che il cielo abbia deciso di svuotarsi all’improvviso come una vasca alla quale viene tolto il tappo dopo il bagno. Parcheggio, come ogni mattina, sotto quella croce accesa che mi è familiare… ho dimenticato l’ombrello… proprio oggi. Scendo correndo con la chiave in mano mentre il vento alle mie spalle mulinella freddo. Ma oggi è diverso. Alzo gli occhi, non sono la prima. Davanti a me una fila di ombrelli colorati cerca di riparare le teste canute che fanno capolino nella luce grigia di questo giorno grigio di febbraio. Corro ad aprire la porta per fare entrare quell’esercito intirizzito. So bene cosa aspettano. Infilo in fretta il camice, disinfetto le mani, metto i guanti e… cominciamo. In un attimo sono immersa in un vocio di storie, di racconti, di ricordi e di allegria. É l’esercito delle chiome bianche che si racconta, che ricorda, che spera. Perché oggi è un giorno diverso, un giorno nuovo, anche se fuori piove. Oggi è il giorno in cui la speranza si legge di nuovo su quei volti solcati dalle rughe della vita, dalle paure, dal coraggio; ognuno con la propria storia, il proprio bagaglio di gioie e dolori, portato in tasca con dignità e pazienza. Ho sempre pensato che gli anziani avessero fretta, chissà perché, a volte sembrava dovessero correre a chissà quale appuntamento, si spazientivano, qualcuno cercava di saltare la fila, forse semplicemente, mi dicevo, volevano usare al meglio il tempo che rimaneva a loro disposizione. Ma oggi no. Oggi è diverso, lo percepisco dalle loro parole, dalla postura, dai loro volti. Oggi c’è tempo. Oggi abbiamo tempo. É il giorno in cui si prenota il vaccino. Mentre una collega, davanti al computer prende le generalità di ognuno, metto un po’ di musica per scaldare almeno il cuore. Nat King Cole… sì, mi sembra la scelta giusta… si sentiranno a casa, nel loro tempo… ripenso a mio padre, avrebbe potuto e dovuto essere qui con noi, con loro… gli piaceva Nat King Cole.. Afferro i fogli con le liberatorie e le informative da firmare, Dio mio, capiranno tutti, ma proprio tutti? Ripenso a trent’anni dietro al banco della farmacia. Che medicine prende?… Quelle con la scatola blu con la riga rossa e le pastiglie rosa, no, no… le pastiglie gialle, quelle rosa sono di mio marito.. E comincio a girare tra di loro per decifrare quanto viene chiesto. Ma con grande sorpresa, mi sale la commozione. Non sono io che devo dire qualcosa a loro ma, al contrario, sono loro che vogliono raccontare qualcosa a me. E per ognuno c’è il racconto di un viaggio, il ricordo della fila per l’antipolio; la volta che, da militare, hanno vaccinato tutte le reclute… chissà che vaccino era,..so solo che poi sono stati tutti male, ma io no, io sono stato l’unico a rimanere in piedi e a poter essere messo di guardia; eh, cosa sarà mai, durante la guerra ci spruzzavano tutti di insetticida per i pidocchi, mica siamo morti. E così avanti.., mentre Nat King Cole, con la sua voce calda, ci fa da sottofondo, si snocciolano ricordi assopiti dal tempo ma che improvvisamente tornano reali, perdendo la patina di polvere che il tempo aveva depositato sopra di loro. Escono tutti con un sorriso, sventolando fieri le loro carte compilate. Stavolta no, non le ripongono in quella gelosa cartellina che tutti gli anziani hanno e che racchiude la storia dei loro acciacchi, dei loro dolori, del tempo che passa. Quelle carte devono stare fuori perché non rappresentano il dolore ma la vita, la vita che ricomincia a scorrere attraverso la speranza. E poi non piove più. Tutto fuori, tutto in mano. Fuori e scoperto come la lacrima che mi scende calda sulla guancia alla fine di questa giornata. Grazie di tutto. Ho imparato molto da voi, oggi. 

 

Una farmacista

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Alessandra Forgiarini, l'autrice di questo brano, è Presidentessa del Consiglio d’Istituto del Liceo Marinelli e… farmacista. 

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Il Liceo Marinelli la ringrazia per questa bella testimonianza

 
Destinatari: 
Docenti
Famiglie
Personale ATA
Studenti