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La lezione di Givone al Marinelli su Nichilismo e contemporaneità

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Sergio Givone, uno dei maggiori studiosi di estetica in Italia, già professore di questa disciplina all'università di Firenze e autore di numerosi saggi che indagano i rapporti tra filosofia e letteratura, ha tenuto al Marinelli, giovedì 26 marzo, una lezione su nichilismo e contemporaneità. La lezione si è svolta nell’aula magna, gremita per l’occasione, con studenti e docenti anche di altre scuole di Udine. Dopo la presentazione del professor D'Eredità, direttore del dipartimento di filosofia, e i saluti del dirigente Stefanel e dell'assessore alla cultura del comune di Udine Federico Pirone, ha preso la parola il relatore fornendo una breve fenomenologia del nichilismo. Questo termine, che deriva dal latino nihil, comparve per la prima volta in una lettera di Jacobi indirizzata a Fichte, nella quale il primo, dichiarandosi seguace della dottrina della scienza del filosofo di Rammenau, affermava però che se le cose stavano come lui professava, allora si apriva lo spazio per il nichilismo. Se cioè, l'idea e la cosa coincidono perfettamente, come aveva sostenuto il filosofo, allora si finisce di fronte al baratro del nulla. La ricerca scientifica si concentra sulle caratteristiche oggettive e quantificabili di un oggetto, sulle cause efficienti dei fenomeni e non sulle cause finali. Così facendo si crea la perfetta identità tra idea e oggetto, che esclude totalmente il concetto di “senso”, su cui precedentemente si era posta tanta importanza. Il termine riapparve nella letteratura russa degli anni sessanta dell’Ottocento, ed in particolare nel romanzo di Turgenev Padri e figli. Anche qui, il termine è presentato come conseguenza estrema del sapere scientifico: i due protagonisti sono studenti di Scienze Naturali all'università di Pietrogrado, e anch'essi fanno coincidere la realtà con il sapere scientifico e pertanto avvertono l'assenza di senso dell'esistenza. Pochi anni dopo, nel romanzo I demoni di Dostoevskij, si assiste a un primo slittamento del significato del termine: i nichilisti non sono più scienziati, bensì terroristi. Negli stessi anni in Occidente prendeva corpo la potente riflessione filosofica di Nietzsche che utilizza in molti dei suoi ultimi testi il termine, dividendolo in una dimensione attiva e in una reattiva. Inoltre, secondo Nietzsche, il nichilismo può conferire nuova potenza agli uomini: negando ogni senso, permette a ciascuno di dare qualsiasi senso voglia ad un determinato ente. Data la grande influenza della dottrina nietzschiana, il termine ebbe molto successo anche nel Novecento.

Dalla filosofia, il concetto di nichilismo passa alla storia: è sul fenomeno del terrorismo internazionale e italiano che si sofferma l'attenzione del professor Givone. In particolare, ritiene che alla base dell'attentato del settembre 2001 a Manhattan, ci sia nichilismo più che fondamentalismo religioso. In altre parole, l'estrema avversione ai principi della società occidentale e la conseguente forza distruttiva, più che la credenza in dogmi religiosi, spingerebbe certi individui a compiere attacchi terroristici. Simili dinamiche si potrebbero riconoscere anche nel terrorismo brigatista italiano degli anni ‘70. In conclusione, è parso che il nichilismo contemporaneo debba essere riconosciuto soprattutto nei fenomeni terroristici, e che essi siano frutto, più che del fanatismo religioso, della perdita dei valori, causata in primo luogo dalla scienza.

di Vittoria Manzoni, Elias Ngombwa e Giulia Sermann

Destinatari: 
Docenti
Famiglie
Studenti