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Incontro con l'autore: Pier Luigi D'Eredità

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di Costanza Travaglini

Lo scorso 20 novembre è stato presentato in Aula Magna il libro del prof. Pier Luigi D’Eredità, docente di storia e filosofia nel nostro Liceo Storia dello sviluppo economico medievale, pubblicato nel 2014 dalla casa editrice Mimesis. Si tratta di un volume di più di 750 pagine, dotato di una bibliografia molto approfondita e ricco di dati, che, come precisa l’autore nell’introduzione, costituiscono il supporto necessario ad un approccio qualitativo (e non quantitativo) quale è quello degli studi sullo sviluppo economico.

L’iniziativa si contestualizza nell’ambito delle attività della Biblioteca di Istituto, come ha precisato la sua referente, prof. Costanza Travaglini. La Biblioteca del liceo Marinelli organizza da qualche anno una serie di Incontri con l’Autore, che si svolgono, con maggiore o minore visibilità e regolarità, durante i nove mesi di ogni anno scolastico.

L’incontro con il prof. D’Eredità è stato piacevolmente molto denso, anche grazie al tono che il prof. Enrico Petris (pure docente di storia e filosofia nel liceo Marinelli) ha saputo dare alla serata, amichevolmente serio, teso a mettere in evidenza almeno qualcuno dei molti meriti della ponderosa opera di D’Eredità, scritta in una prosa narrativa di grande livello e scioltezza.

Dopo avere brevemente e necessariamente precisato l’origine recente degli studi di Storia dello sviluppo economico, che hanno preso piede soprattutto negli ultimi vent’anni, D’Eredità ha cominciato a rispondere agli stimoli via via offerti da Enrico Petris, che hanno toccato la crisi e poi la fine del mondo antico (“finì quando una persona per avere giustizia non potè più farvi riferimento” ma dal punto di vista economico “Quando il sistema economico romano non potè più pagare gli stipendi ai soldati”) e quindi l’inizio del Medioevo, il carattere non causale delle cosiddette invasioni barbariche rispetto alla crisi economica dell’Impero Romano, l’Alto Medioevo e l’avvento dei Comuni, la leggenda dell’economia medievale “chiusa” (secondo D’Eredità infatti, se è economia, non è “chiusa”), la tecnologia (prevalentemente militare, ma anche artigianale e agricola) e il ruolo dell’economia finanziaria, la circolazione del denaro, il potere della Chiesa, le figure della marginalità, la posizione della donna nel lavoro medievale, la fine del Medioevo, non riconducibile, come alcuni affermano, alla crisi del 1348, ma proprio alla scoperta dell’America, dato che poi la quantità di terra e di oro “schizza in maniera impressionante” con pesanti effetti sull’economia europea.

La distinzione dei termini “crescita” e “sviluppo” è un argomento che fa più volte capolino all’interno dell’opera: nell’incontro Petris lo ha concentrato sugli aspetti di quotidianità che il libro continuamente presenta alla curiosità del lettore, con forza narrativa e si direbbe proprio di presa visiva. Petris, proponendo la lettura delle pagine 400-401 del libro di D’Eredità, ne presenta un esempio molto ricco, dove la descrizione delle case, dell’abitare, del vestire, dell’alimentazione e della malattia, del nascere difficile e del morire facile che si faceva, particolarmente in città: il paragrafo è intitolato infatti “Il sottosviluppo abita in città, il proletariato medievale” e D’Eredità stesso ha commentato il testo parlando dei “germi della differenza”, che si trovano proprio nel Medioevo delle città, dei Comuni, in maniera più radicale e con effetti di maggiore disperazione per i deboli, rispetto al sistema economico fondiario: “è un fatto che la vita dei servi della terra, nell’alto Medioevo, per quanto dura, lasciava ai lavoratori la possibilità di sfruttare un bosco nel quale raccogliere legna, bacche, mirtilli, funghi o verdura, spazio nel quale cacciare, utilizzare un corso d’acqua o uno stagno dove pescare o allevare pesci.”

Un incontro interessante, dunque, conclusosi sui temi della durata, tematizzato diversamente dai fra loro contemporanei Braudel e Gadamer, e della cultura italiana, culla delle Università che il prof. D’Eredità ci descrive già allora inaspettatamente e vivacemente connesse al sistema economico del tempo.